QUANDO SONO ARRIVATO IN ITALIA

“Ho visto le bombe, gli omicidi, la morte di miei parenti e amici, ho visto corpi di esseri umani a pezzi, mi sono vergognato, indignato, ne sono rimasto inorridito.  Sono stato perseguitato, discriminato, venduto, reso in schiavitù, ho rinnegato la mia provenienza di hazara (e la  religione sciita) perché odiata dai talebani e da altri gruppi terroristici loro alleati. Il mio popolo ha subito un genocidio sistematico dall’inizio del diciannovesimo secolo. Ho visto donne uccise con sassi e bastoni solo in quanto donne. Ho avuto paura degli esseri umani, mi nascondevo da loro, non volevo far parte di questo genere, mi vergognavo di fronte agli altri esseri viventi, cercavo di rendermi invisibile. Ho preferito affrontare il deserto, le aspre montagne, gli animali selvatici pur di evitare di incontrare gli essere umani. Scappavo appena vedevo un uomo, per giorni rimanevo senza cibo e mangiavo tutto ciò che trovavo. Ora sono in Italia, dove ho incontrato grande umanità e mi sono riconciliato con l’uomo.”

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